l codice fiscale di un’azienda è una costante, immutabile, a meno che non si decida di chiudere l’attività e richiederne uno nuovo. Tuttavia, è possibile variare altri dati associati ad esso:
- La denominazione dell’azienda.
- L’indirizzo della sede operativa.
- Il codice ATECO, nel caso si cambi l’attività principale.
- L’indirizzo web e l’Internet Service Provider, per chi gestisce un’attività di e-commerce.
- I dati personali del rappresentante legale o il domicilio del titolare.
- Segnalare operazioni straordinarie come cessioni, fusioni o scissioni aziendali.
- Indicare dove sono conservate le scritture contabili e i soggetti che le detengono.
- Dati riguardanti altri soci o rappresentanti aziendali.
- Dati riguardanti altri soci o rappresentanti aziendali.
Le motivazioni per cambiare questi dati possono variare. Ad esempio:
- Modificare la denominazione: Questo è essenziale per le imprese individuali o società, garantendo che l’azienda sia sempre riconoscibile.
- Cambiare l’indirizzo della sede: Per individuare facilmente dove contattare l’azienda, sia per l’attività principale che per eventuali sedi secondarie.
- Modificare il codice ATECO: Indica un cambiamento radicale nell’attività svolta, così come per le altre attività oltre a quella principale
La partita IVA identifica chi svolge attività imprenditoriali e, se sono molteplici, esse convergono sotto un’unica partita IVA. È quindi cruciale definire quale attività è predominante e quali sono secondarie, oltre a specificare se vengono svolte nella sede principale o in altri luoghi fisici.
Modificare i dati del rappresentante legale (per le società) o la residenza del titolare (per le persone fisiche) è essenziale per la tracciabilità da parte dell’amministrazione finanziaria e dei terzi.
La chiusura della partita IVA avviene quando l’attività cessa definitivamente o subisce variazioni sostanziali, come le operazioni straordinarie. La comunicazione di tali variazioni avviene attraverso ComUnica o moduli specifici.
Dal 2023, l’Agenzia delle Entrate ha implementato i controlli per evitare l’apertura e la chiusura di partite IVA in modo elusivo. In caso di verifica l’Amministrazione convoca il contribuente richiedendo la presentazione di documentazione idonea a dimostrare il reale svolgimento di un’attività imprenditoriale, qualora la verifica della documentazione sia negativa o in caso di mancata presentazione di documenti adeguati, può essere emesso un provvedimento di cessazione della partita IVA, accompagnato da una sanzione di 3000 euro.
L’avvio di un’attività richiede valutazioni complesse. Un commercialista competente può guidare in questo percorso, offrendo il supporto necessario per le decisioni e aiutando a comprendere le normative fiscali, amministrative e previdenziali, permettendo così di concentrarsi sullo sviluppo dell’attività stessa.